Il Pediatra mediatore di relazione

Il bambino è un essere relazionale. Per la sua crescita psichica, ma anche quella fisica, ha bisogno di essere in relazione con adulti in grado di accudirlo amorevolmente. La sua crescita bio-psico-sociale procede nel continuo bilanciamento tra gli stimoli istintivi, per soddisfare i bisogni primari, e i feedback che le sue azioni hanno con il mondo che lo circonda.

In termini relazionali ha bisogno da un lato di limiti, che lo aiutino a orientarsi nelle relazioni e nel definire il suo "territorio", dall'altro e sempre più man mano che cresce, della consapevolezza di essere amato in maniera incondizionata, per poter sviluppare autostima ma anche capacità di accoglienza, di condivisione, di costruzione di relazioni sincere e positive.

Ciò che conta nel rapporto genitori figli non sono le parole, ma il messaggio che i genitori trasmettono con tutto se stessi: è il dialogo della vita! Molti dei problemi e delle tensioni che si sviluppano in famiglia sono frutto della difficoltà da parte dei genitori di comunicare il loro amore con un linguaggio comprensibile, coerente, rispettoso del bambino e della sua individualità, in cui l'obiettivo non è essere genitori perfetti, ma crescere insieme, ciascuno e senza confusione nel proprio ruolo (un genitore non sarà mai l'amico del figlio, ma "solo" il genitore, ad esempio!).

Vedere crescere un figlio è forse l'avventura più meravigliosa che si può augurare ad un essere umano, per tanti motivi ma certamente perchè con il figlio nasce spontanea una relazione d'amore gratuito, in cui il genitore è istintivamente portato a donare fino al punto di dare la vita per il figlio. Tuttavia non di rado il rapporto con i figli si sviluppa tra continue e reciprocamente distruttive tensioni, diviene fonte di sofferenza, preannuncia l'ingresso di giovani adulti disadattati e a rischio sociale (13).

Il Pediatra ha studiato la patologia, è un 'esperto della disease. Ma abbiamo visto che può/deve appropriarsi di abilità di comunicazione, può/deve studiare le dinamiche relazionali, se vuole praticare una medicina person centered con adeguate competenze sulla base di quanto oggi è patrimonio diffuso di chi si occupa di psicologia relazionale e di counselling sanitario.

Ciò ha un effetto collaterale: il Pediatra avrà nuovi strumenti per "vedere" e iniziare a "decodificare" comportamenti disfunzionali all'interno della famiglia, sarà al primo gradino per approfondire temi che finora sono stati marginali nella sua formazione. Acquisendo questa visione culturale ampia può svolgere un ruolo importante, senza esitazioni definibile di mediatore. Quindi un Pediatra Mediatore di Relazione (PMR). Il Mediatore è per definizione "colui che sta in mezzo", che facilita il rapporto; non è necessariamente l'esperto finale, colui che è in grado di risolvere il problema; ma è la figura senza la quale non si arriverebbe ad individuare il miglior percorso per la soluzione. Non si chiede al Pediatra di fare lo psicologo dilettante o lo psicoterapeuta o l'assistente sociale: non avrebbe ne le capacità ne il tempo!!! Semplicemente si suggerisce che il pediatra recuperi cultura su uno spazio che gli è proprio e che finora è stato in secondo piano.

Inoltre il pediatra che interviene sugli aspetti relazionali della vita del bambino non sta svolgendo un'azione solo sul ben-essere del piccolo ma, proprio in un'ottica sistemica, il suo agire avrà ricadute sulla "salute" della coppia genitoriale e della famiglia.

Alcune sperimentazioni da parte di Psicologi che si ispirano all'approccio Prosociale di Roche (14), dimostrano come figure significative, tra le quali senz'altro può per definizione rientrare il Pediatra, nel momento in cui accettano di mettersi in gioco, avendo acquisito adeguate competenze di counseling applicate consapevolmente (anche servendosi di strumenti semplici quali schede ad hoc, costruzioni, dado della prosocialità, ecc...), svolgono un ruolo determinante nel favorire comportamenti socialmente positivi (ad esempio verso la prevenzione del bullismo, ecc...) (15).

L'impressione è che la società riconosca oggi alla Pediatria l'autorevolezza per parlare e guidare la crescita del ben-essere del bambino e che sempre più i Pediatri stiano facendo propria l'idea di essere responsabili a 360° del ben-essere del bambino, in una visione olistica.

Occuparsi di ciò che porta alla "felicità individuale" del bimbo di oggi, adulto di domani (modo coraggioso di definire il ben-essere, senza tema di dichiarare un obiettivo solo apparentemente troppo ambizioso), è la strada di una Pediatria in cui l'uomo sia il centro, di una Pediatria che voglia svolgere il proprio intervento consapevole della responsabilità e della grande opportunità di contribuire in maniera fattiva a costruire un mondo migliore.