I tumori primitivi del fegato – l'epatocarcinoma (HCC) e il colangiocarcinoma (CCA) – rappresentano due delle neoplasie a maggiore impatto epidemiologico e prognostico a livello globale. Entrambe le entità condividono il contesto di una diagnosi frequentemente tardiva e nel contesto di una malattia cronica di fegato, la complessità della gestione multidisciplinare e la necessità di integrare in modo sinergico le competenze dell'epatologia, dell'oncologia medica, della chirurgia resettiva e trapiantologica e della radiologia diagnostica e interventistica.
Nel campo dell'HCC, gli ultimi anni hanno assistito a una vera rivoluzione terapeutica: dalla progressiva ridefinizione dei criteri di resecabilità chirurgica e di candidabilità al trapianto epatico, all'espansione delle indicazioni alle terapie locoregionali (termoablazione, chemioembolizzazione e radioembolizzazione transarteriosa), fino all'avvento delle combinazioni immunoterapiche che hanno profondamente modificato la storia naturale della malattia avanzata. L'approvazione di atezolizumab/bevacizumab e di durvalumab/ tremelimumab ha inaugurato una nuova era in cui l'immuno-oncologia si afferma come standard of care nella prima linea sistemica, aprendo al contempo quesiti aperti sulla sequenzialità dei trattamenti, sulla selezione dei pazienti e sull'identificazione di biomarcatori predittivi di risposta.
Il colangiocarcinoma, nelle sue diverse localizzazioni anatomiche (intraepatico, peri-ilare, distale), ha beneficiato negli ultimi anni di un'analoga accelerazione della ricerca traslazionale: la caratterizzazione molecolare ha permesso di identificare alterazioni druggable – in primis le fusioni di FGFR2 e le mutazioni di IDH1/2 nel CCA intraepatico – che hanno condotto all'approvazione di inibitori mirati quali pemigatinib, futibatinib e ivosidenib. La combinazione gemcitabina/cisplatino/durvalumab rappresenta l’attuale standard di prima linea nel CCA avanzato, con dati emergenti sull'impiego di ulteriori checkpoint inhibitor e combinazioni chemio-immunoterapiche.
In questo scenario in rapida evoluzione, il presente evento formativo si propone di aggiornare i clinici coinvolti nella gestione di queste neoplasie sui più recenti avanzamenti diagnostici e terapeutici, promuovendo un confronto multidisciplinare strutturato tra epatologi, oncologi medici e radiologi. Obiettivo primario è fornire strumenti pratici per l'ottimizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici, attraverso la condivisione delle migliori evidenze disponibili e la discussione critica delle sfide cliniche ancora aperte.