Covid e maternità. Prudenza si, ma con serenità. Non c’è evidenza della trasmissione verticale del virus né di un maggior rischio di aborto o parto pre-termine

Diventare genitori al tempo del coronavirus è una sfida non banale. Alla trepidazione che   accompagna la “dolce attesa” si aggiunge il timore di doversi confrontare con un “nemico” sconosciuto. A far tremare le future mamme e i futuri papà è soprattutto il rischio di contagio, prima, durante e dopo la permanenza in ospedale, ma, per il vero, non c’è motivo di preoccuparsi troppo. I dati riportati dal ministero della Salute[1]* riferiscono che, al 22 aprile, i neonati in Italia risultati “positivi al virus SarsCov2” sono non più di 25, che “nessuno ha sintomi importanti e si tratta di una condizione che non desta particolari preoccupazioni”. Il ministero cita il presidente della Società italiana di pediatria (SIP), Alberto Villani, secondo cui “non è stata dimostrata la trasmissione verticale da madre a feto durante la gravidanza. Presumibilmente, dunque, questi bambini si sono infettati a seguito del contatto con la madre, positiva, durante o dopo il parto".

A confortare i futuri genitori arrivano anche i risultati di alcuni studi  Ne parla, appunto, la  SIP[2]. Uno di questi coinvolge 25 ospedali cinesi e prende in esame 116 donne in gravidanza che hanno contratto l’infezione COVID-19. I risultati mostrano che “nel 96% dei casi sono state rilevate anomalie delle immagini polmonari, ma solo 8 donne hanno sviluppato una polmonite grave e non sono stati registrati decessi materni. È stato rilevato un caso di grave asfissia esitato in morte neonatale”. Pertanto “gli autori concludono che l’infezione da virus SARS-CoV-2 nelle donne in gravidanza si presenta con caratteristiche cliniche analoghe a quella delle donne (...) non in gravidanza, che il rischio di aborto spontaneo e di parto pretermine non è aumentato e che nelle donne che hanno sviluppato l’infezione nel terzo trimestre di gravidanza non vi sono evidenze di trasmissione verticale del virus da madre a neonato”. 

Uno studio italiano prende in esame 42 partorienti risultate positive all’infezione COVID-19 in gravidanza. Fra queste, 24 hanno partorito per via vaginale e 18 col cesareo. I risultati dicono che solo “3 neonati sono risultati positivi al virus, due per probabile contaminazione durante il post partum e uno a seguito di un parto vaginale operativo, ma anche per questo caso non è possibile escludere un’infezione dell’immediato post partum”. Gli autori concludono che il rischio di trasmissione durante il parto vaginale “ sembra molto contenuto”.

Riguardo i timori legati all’allattamento, la SIP ricorda che l’’OMS[3] si dice favorevole “in caso di madre sospetta o confermata, al contatto pelle-a-pelle alla nascita e alla kangaroo mother care”, in quanto i benefici dell’allattamento sulla salute e lo sviluppo del bambino “ superano in modo sostanziale i potenziali rischi di trasmissione e malattia associate a COVID-19”.

 

Claudia Di Lorenzi

 

  1. http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4560
  2. https://www.sip.it/2020/05/05/covid-19-in-gravidanza-parto-e-allattamento/
  3. https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/question-and-answers-hub